Le attuali spiagge nella zona delle ex cave di pomice hanno una caratteristica unica: un fondale di polvere bianchissima che rifrange la luce rendendo l'acqua color turchese elettrico.
Ma attualmente la consistenza e il colore delle spiagge non è più come negli anni ‘80, a cosa è stato dovuto quell’incredibile fenomeno che ha portato alla leggenda delle Spiagge Bianche di Lipari? e anche se per poco tempo sono state senza dubbio uno dei posti più incantevoli mai esistiti.
__________________________
….”All’inizio degli anni ’70, e per alcuni anni consecutivi, i volumi di escavazione della pomice furono altissimi e, parallelamente, lo furono i volumi di scorie portati alla discarica di Capo Rosso.
La Pomice così scaricata a mare, a Capo Rosso, grazie all’incessante lavorio delle correnti e dei venti, veniva trasportata sui fondali verso sud e, quindi, abbondantemente, verso la imminente spiaggia di Papisca (l’attuale spiaggia del White Beach, ndr).
In parte minore, ma egualmente consistente, verso la spiaggia successiva, ossia quella di Ghiozzo (l’attuale spiaggia del lido Blu Lounge, ndr)
Ghiozzo fruiva molto meno di questo flusso perché, costituzionalmente, le due spiagge sono distinte da differenze sostanziali e cioè :
– la spiaggia di Papisca ha un fondale basso, molto basso, dell’ordine di poco più di 1 mt per i primi10/15 mt. Per poi degradare lentamente, molto lentamente, verso il largo.
– la spiaggia di Ghiozzo, come quella di Porticello, si apre su un fondale che degrada rapidissimamente verso la cosiddetta “ fossa di Ghiozzo “ che, secondo le batimetrie più accreditate, tocca i 200 mt. nel suo punto max.
Ma, cosa che nessuno aveva previsto o immaginato, si verificava anche un fenomeno positivamente complementare e felicemente sinergico :
a) la parte più fine e pesante si disponeva sul fondo e quindi creava un regime di bassissimo fondale (60/100 cm.) per una fascia abbastanza larga dalla battigia (15/25 metri) ;
b) il bassissimo fondale favoriva corposamente il crescere della spiaggia, costituendo in pratica una forma efficacissima di ripascimento improprio, cioè alla rovescia : nel senso che non era l’apporto di materiale inerte, da terra, che sottraeva superficie al mare, bensì il mare stesso che portava il materiale, lo spingeva a terra, … e veniva poi respinto da questo.
c) la crescita della spiaggia spostava in avanti, ossia verso il mare, centimetro dopo centimetro e settimana dopo settimana, la linea della battigia.
Ma, ecco l’aspetto miracoloso, nelle giornate di mare agitato, sia con venti e marosi da nord, ma anche con venti e marosi da est/sud/est, la Pomice erosa dalla discarica di Capo Rosso, più particolarmente quella leggera e granulosa, che riusciva a galleggiare, si trovava ad essere violentemente spinta oltre la linea di bagnasciuga.
Da dove, poi, il mare riusciva solo a spingerla oltre, più oltre, e non più a ritirarla !
In pochi anni si crearono così le famose “ spiagge bianche “ perché il mare arretrò fino ad 80/120 metri dalla precedente linea di battigia.
La parte alta della spiaggia, addirittura, si coprì di una vegetazione abbastanza intensa e radicata, fatta di arbusti che convivevano con la pomice e la salsedine.
Tutto l’arenile venne coperto da un fitto strato di pomice granulare, bianco, soffice e pulito che, in aggiunta all’ aspetto caratteristico e gradevole, aveva anche l’incredibile pregio di non essere mai bollente, grazie alle note caratteristiche termoisolanti naturali della Pomice, dovute alla sua struttura cellulare.
L’avanzamento così importante dell’arenile inglobò anche la piccola “ Punta di Lopes “ che delimita la spiaggia di Ghiozzo da quella di Papisca.
La Punta di Lopes, che prima era a picco sul mare con un fondale variante tra i 3 ed i 5 metri, ebbe così una sua piccola spiaggia dell’ordine, nella bella stagione, di una diecina di metri.
Si realizzò così un fatto storicamente inedito, ossia la continuità delle spiagge di Ghiozzo e di Papisca !
Il felice fenomeno non risparmiò le spiagge a sud di Ghiozzo, per cui la spiaggia della “ Caletta “ e quella di “ Calandra “ si allungarono di almeno 20 metri, inglobando gli scogli che da sempre rappresentavano la separazione dell’una dall’altra.
Per alcuni anni, l’accrescimento fu così importante che dalla spiaggia di Calandra si poteva transitare a piedi, ed all’asciutto, fino alla spiaggia di Capo Rosso sotto la discarica di Pomice.
Tutto ciò, tristemente, ebbe una durata inferiore a dieci anni, forse appena superiore …. a 8 anni.
Concorsero alla sua fine fattori ed accadimenti diversi che, seppur di estrazioni opposte, e con motivazioni composite e contraddittorie, incisero nella stessa direzione.”
Tratto da:
LE SPIAGGE BIANCHE
DOVE – COME – PERCHE
Ezio Roncaglia
Versione originale Luglio 2004
Versione aggiornata Apr. 2013













